CAPODANNO A GAMBATESA

È il giorno del 31 dicembre, la vigilia di capodanno. A Gambatesa, borgo fortorino di 1700 anime, si sente nell’aria che non sarà il solo passaggio dal vecchio al nuovo anno ad essere festeggiato, ma qualcosa di molto più sentito e particolare, di unico e speciale. Chiara è la percezione che una grande e lunga attesa sta per concludersi, e, se è vero che i luoghi si caricano delle sensazioni di coloro che vi abitano, prendendone la forma e propagandone l’aura, si ha la netta impressione che qualcosa è in procinto di avvenire, forse una fragorosa e colorata esplosione folcloristica, magari la stessa del medesimo giorno dell’anno precedente e di chissà quanti altri “31 dicembre”, andando indietro per lustri e secoli: l’intero paese, dopo un anno d’attesa, è pronto a reimmergersi nella secolare tradizione delle maitunat’. Per le strade del borgo il movimento è continuo: gli antichi strumenti artigianali vengono affinati e personalizzati, le “squadre” (cioè i gruppi musicali) vengono completate, l’appuntamento è fissato. Giunta l’ora di cena, l’antico rito delle maitunat’ è pronto per essere nuovamente ripetuto. Lo spettacolo può finalmente iniziare e il divertimento più puro, originale e popolare sta per essere esaltato e festeggiato.
L’antico stornello risuona ovunque e in un vortice di musica canti e balli, le varie squadre si esibiscono per tutto il paese generando un’atmosfera festosa, calda e coinvolgente. Giovani, anziani, adulti e bambini, si dilettano nell’improvvisare le maitunat’ prendendo di mira, in tono scherzoso e canzonatorio, i padroni delle case in cui si recano. Godendo di una tacita immunità, limitata ai soli due giorni della manifestazione, mettono alla berlina non solo personaggi pubblici della vita paesana, ma anche gente comune con qualche scheletro nell’armadio o protagonista di qualche episodio eclatante. Non c’è casa di poveri o ricchi, umili o potenti, ignoranti o dotti, che si rifiuti di ascoltare le maitunat’ e concedere ospitalità. Ogni cantore, accompagnato dalla sua squadra, crea le sue rime estemporaneamente secondo il suo caratteristico stile che lo contraddistingue dagli altri, rendendolo unico.

I temerari chiudono l’intensa nottata a mattino inoltrato, gli altri alle prime luci dell’alba.

Per qualche ora del tardo mattino del primo gennaio sembra che tutto sia cessato, la quiete dopo la tempesta, il meritato riposo dopo una nottata fredda e faticosa. È solo calma apparente perché nel primo pomeriggio si rincomincia: ancora musica, maitunat’ e canzoni popolari.

Tutte le squadre protagoniste della notte sono pronte a sfidarsi davanti al pubblico, salendo a turno sul palco ed esibendosi in brani strumentali o cantati e maitunat’. I cantori devono dare il meglio e sfoderare il loro miglior repertorio per ambire alla “Sonagliera d’oro” (che premierà il migliore), ma soprattutto per soddisfare e divertire l’esigente platea.

Terminate le premiazioni e chiusa la manifestazione, in paese ritorna la normale atmosfera di quiete, questa volta però non sarà interrotta… almeno fino alla vigilia del prossimo nuovo anno.

Descrivere un fenomeno folcloristico come quello delle maitunat’ o analizzarlo in modo scientifico cercando di estrapolare da esso i vari aspetti antropologici, sociali, culturali, rituali non è affatto cosa facile se si pensa di quanta spontaneità, animo popolare, provenienza “dal basso” esso sia intriso. Ancor più arduo risulta spiegare la tradizione a chi non vi ha mai preso direttamente parte,  non l’abbia vissuta al seguito delle squadre o non si sia calato nella particolare atmosfera della notte del capodanno gambatesano; in questo senso il rischio è quello di cadere nella banalità, di non riuscire a renderne l’idea o ad esprimerne l’animus, che contrassegna i protagonisti e gli spettatori. Se a tutto ciò vogliamo aggiungere l’incertezza storica delle origini e delle funzioni (quindi la ratio), l’aleatorietà che ogn tradizione orale si porta dietro, la mancanza di fonti scritte a supporto di una tesi plausibile che sia il frutto di un metodo sperimentale etnomusicologico, ecco connotate  le difficoltà di inquadrare le maitunat’ in uno schema dogmatico preciso.